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La pizza a portafoglio: la ricetta e come si piega

Pizza a portafoglio ricetta: sei margherite da 180 grammi con metà condimento, cotte al massimo e piegate in quattro nell'ordine giusto perché non colino in mano.

DI Redazione Pizza ·
Pizza margherita piegata in quattro dentro un foglio di carta, tenuta in mano per strada
Pizza margherita piegata in quattro dentro un foglio di carta, tenuta in mano per strada

La pizza a portafoglio è una margherita napoletana più piccola del solito, piegata in quattro e mangiata in mano, dentro un foglio di carta. Con queste dosi vengono sei pizze da 180 grammi di impasto ciascuna, una per mano. Servono venticinque minuti di lavoro e otto ore di attesa, sei di lievitazione e due di panetti. Per mangiarle alle otto si comincia a mezzogiorno. La particolarità che cambia il modo di farla: il condimento è metà di quello di una pizza da piatto, perché una pizza piegata in quattro e tenuta in mano non deve colare, e la piegatura ha un ordine preciso.

Panetti piccoli e poco condimento

Per l'impasto:

Per il condimento di sei pizze:

Il panetto da 180 grammi dà un disco di 22-24 centimetri: più grande, la pizza piegata non sta in una mano. Il fiordilatte si può sostituire con provola, che è più asciutta; la bufala no, perché rilascia acqua nella piega.

L'impasto napoletano, con panetti da 180 grammi

Metti la farina in una ciotola con il lievito sbriciolato o quello secco e mescola. Versa 350 grammi di acqua e impasta fino a raccogliere tutta la farina. Aggiungi il sale, poi il resto dell'acqua a piccole aggiunte, aspettando che ognuna sia assorbita: se la versi tutta insieme, la pasta si sfalda e non prende struttura.

Rovescia sul tavolo e impasta dieci minuti spingendo con il palmo e ripiegando. È incordata quando è liscia, si stacca dal tavolo e tirando un lembo si allunga per un palmo prima di strapparsi. Metti in ciotola, copri e lascia sei ore a 22 gradi: quattro d'estate sopra i 27, otto d'inverno sotto i 18. È pronta quando è raddoppiata e la fossetta di un dito torna su lentamente.

Dividi in sei pezzi da 180 grammi, pesandoli: è il peso che decide il formato, e un panetto da 250 fa una pizza da piatto. Forma i panetti chiudendo i bordi sotto, mettili in un contenitore infarinato con coperchio, a quattro dita l'uno dall'altro, per due ore. Sono pronti quando si sono allargati e cedono sotto il dito. Se sei in ritardo, mettili in frigorifero e tirali fuori mezz'ora prima: un panetto passato di lievitazione fa un disco che si strappa nella piega.

Un disco da 22 centimetri, condito a metà dose

Spolvera il tavolo di semola. Stendi il panetto con le dita dal centro verso il bordo, girandolo, fino a 22-24 centimetri, con un cornicione di un dito. Niente mattarello, che schiaccia il bordo: nella pizza a portafoglio il cornicione è quello che si tiene in mano, e deve essere gonfio.

Condisci con 50 grammi di pelati salati, spalmati fino a due dita dal bordo in uno strato che lascia intravedere la pasta, poi 40 grammi di fiordilatte, distribuito rado. Il pomodoro sotto e il fiordilatte sopra: il formaggio sopra il pomodoro fonde e lo trattiene, e nella piega non scivola. Se condisci come una margherita da piatto, con 100 grammi di pomodoro e 80 di mozzarella, la pizza piegata perde il condimento dai lati e bagna la carta. Basilico e olio a crudo dopo la cottura, prima della piega.

La piegatura si fa a pizza appena sfornata, calda, con il condimento ancora fluido. Appoggia la pizza su un foglio di carta. Primo gesto: piega la metà superiore sulla metà inferiore, portando il cornicione sul cornicione, così il condimento resta chiuso fra le due facce di pasta. Secondo gesto: piega la mezzaluna in due da sinistra a destra, con la parte che si è appena chiusa all'interno. Ora hai un triangolo con un solo lato aperto, quello del centro della pizza. Avvolgi la carta attorno lasciando scoperto il vertice, e si mangia dal vertice, tenendo il lato aperto verso l'alto. Se pieghi prima da sinistra a destra e poi dall'alto, il lato aperto finisce in basso e cola.

Altissima e brevissima, in casa con la pietra

In pizzeria la pizza a portafoglio cuoce nel forno a legna a 450 gradi in 60-90 secondi, ed è per questo che si può piegare senza spezzarsi: la pasta resta morbida e umida dentro. In casa, a 250 gradi, la stessa pizza cuoce in 7-8 minuti e si asciuga; la piega tiene, ma con qualche crepa sul cornicione. Ci si avvicina con una pietra refrattaria scaldata quarantacinque minuti al massimo, sulla quale il disco piccolo cuoce in 5-6 minuti, oppure con un fornetto elettrico a 400 gradi in due minuti.

Senza pietra: forno a 250 gradi, statico, griglia in basso, teglia di ferro scaldata dentro per venti minuti, e il disco condito sulla teglia rovente per 7-8 minuti, con il grill negli ultimi due. È cotta quando il cornicione è gonfio e maculato di scuro, il fiordilatte è fuso e lucido, e il fondo, sollevato con una spatola, mostra macchie brune ma resta pieghevole: se si spezza piegandolo, è cotta troppo. Sforna, basilico, olio, e piega subito.

Un formato, non una ricetta

La pizza a portafoglio non ha ingredienti diversi da una margherita: è una margherita piccola, piegata in quattro e mangiata in piedi. La cosa verificabile che la distingue è la misura, 22-24 centimetri contro i 30-35 della pizza da piatto, e la dose di condimento dimezzata. La stessa pizza servita nel piatto, aperta, con coltello e forchetta, è un'altra cosa: si sente il bordo, si vede il centro, e non ha la piega che nella versione in mano mescola cornicione, pomodoro e formaggio in ogni morso.

Si chiama anche pizza a libretto, ed è il nome più usato nei vicoli di Napoli, dove si compra dal banco della pizzeria e si mangia camminando, avvolta nella carta. Il nome portafoglio viene dalla piega in quattro che la fa sembrare un portafogli chiuso; libretto dalla piega in due che ricorda un libro. È la pizza da strada napoletana per eccellenza, ma non è protetta da un disciplinare né ha una data di nascita documentata: si sa che la vendita al taglio di pizze piegate era già in uso nell'Ottocento, senza un documento che ne fissi l'inizio.

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